Dottor Stefano Marchi psicologo clinico “Dipendenze”

Il dott. Stefano Marchi è uno Psicologo Psicoterapeuta molto quotato a Roma ed esperto di Dipendenze per il suo lungo lavoro a Villa Maraini. Iniziando a parlare di dipendenze ci si può sentire spersi nel mare di accezioni che il termine può assumere e di manifestazioni in cui tale problematica può presentarsi. Per inciso, credo sia necessario precisare che tutti noi dipendiamo in una qualche misura da oggetti, persone, attività, diciamo in termini più generali dal contesto in cui ci troviamo a vivere

In questo articolo siamo interessati a trattare quelle dipendenze che assumono una forma patologica, caratterizzate quindi da una rigidità e da una coercitività interna che mortificano la qualità della vita della persona che ne soffre, al punto da annullarne la capacità di scelta e di discernimento. La persona si trova a vivere limitata nella propria vita lavorativa, sociale ed affettiva.

La prima forma di dipendenza è quella da sostanze psicoattive, come alcol, eroina, cocaina, cannabis, chetamina e tutte quelle droghe più o meno definibili come “nuove”.

L’altra forma, o per meglio dire, le altre forme di dipendenza di cui si sente parlare sempre più spesso negli ultimi anni, è quello delle dipendenze cosiddette comportamentali, definite in inglese new addiction.

In italiano, mancando la distinzione posta dalla lingua inglese tra dependence (in cui è implicata una dipendenza fisica e chimica) e addiction (nella quale la persona è spinta verso attività e/o oggetti senza i quali la vita sembra perdere di significato) l’espressione new addiction viene tradotto “nuove dipendenze”, o anche, più specificamente, “nuove dipendenze comportamentali”.

Approfondire questi argomenti esula dall’interesse del presente articolo, che vuole semplicemente tracciare sull’argomento delle linee generali. Mi ripropongo quindi di entrare successivamente più nello specifico dei vari argomenti.

Partiamo ora da quella che è la tossicodipendenza più nota, vale a dire quella dalle cosiddette droghe pesanti più note, l’eroina e la cocaina. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiara che “la tossicodipendenza è una malattia del cervello cronica recidivante”.

La definizione non è di certo rassicurando, visto che sembra non lasciar scampo al tossicodipendente! Vediamo insieme di comprendere cosa può significare, per farci un’idea di quanto sia possibile condividere.

Che sia cronica, cioè perenne o di lunghissima durata, lo attestano i dati statistici, visto che molti rimangono dipendenti anche a vita ed una gran parte dei sofferenti per tanti, tanti anni. Per fortuna, direi anche più che per fortuna con e per molto impegno, esiste un gran numero di persona che smette di utilizzare eroina e cocaina.

Il fatto che possa essere recidivante, vale a dire che i sintomi della “malattia” (ricaduta) possano ricomparire anche dopo anni, è anch’esso dimostrato dai fatti, ma soprattutto non è dimostrabile il contrario. Come chi smette di fumare non potrà mai affermare con certezza assoluta che non accenderà mai più una sigaretta, come potrebbe affermarlo un cocainomane o un eroinomane? Ma questo, all’interno di un percorso di recupero e di crescita, psicoterapico e/o comunitario, non rappresenta necessariamente un dato negativo. Implica di certo il dover prestare a vita una attenzione continua e costante al proteggersi dalle situazioni a rischio e ai periodi in cui ci si può sentire emotivamente più vulnerabili.

Per capire invece se rappresenti una malattia del cervello bisognerebbe comprendere cosa si intende per malattia del cervello, e questo è decisamente più complicato!

Da un lato il fatto che l’eroina, con lo svilupparsi dell’assuefazione ed il conseguente, necessario aumento della dose, porti ad una dipendenza fisica, ci permette di affermare che il cervello è malato?

 

Dall’altro un discorso simile vale per la cocaina, per la quale non si può parlare propriamente di dipendenza fisica, ma bensì di una dipendenza psichica. Questa dipendenza è dovuta ad un aumento delle concentrazioni di dopamina libera tra le terminazioni neuronali nel cervello. Il neurotrasmettitore stimola il cervello e prolunga la sensazione di piacere ricercata da chi ne fa uso.

La dopamina, infatti, è uno dei principali neurotrasmettitori coinvolti nel meccanismo del piacere e della ricompensa nel nostro cervello.

Diciamo anche che le droghe di abuso agiscono generalmente in termini di aumento del rilascio della dopamina per provare sensazioni di piacere.

Lo svilupparsi della tolleranza alla sostanza comporta una richiesta di dosi sempre maggiori per ottenere il medesimo effetto. Nel caso della cocaina, verso la quale come dicevamo non esiste una dipendenza fisica, la compulsione ad assumere la sostanza è dovuta, in termini molto sintetici, all’incapacità di riprodurre quelle sensazioni di “ricompensa” in maniera endogena. Spesso potrebbe servire un lungo periodo prima di riportare l’attività neuronale al periodo precedente all’instaurarsi della dipendenza. Ma esistono numerosi casi di persone che riescono nel tempo ad uscirne.

Dr. Stefano Marchi Psicologo, psicoterpeuta presente sul portale medici.roma.it

 

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