Giovani inattivi; ecco chi sono i Neet

Quante volte in giro per strada abbiamo visto gioventù bruciata, inattiva, spenta, che non riesce a dare un senso alla vita. Per la società questa categoria di persone è detta Neet, e cresce a dismisura la sua presenza anche nel nostro paese.

Parliamo di persone, soprattutto giovani, che pur volendo ritagliarsi un posto nella società, faticano a trovare un impiego o a proseguire gli studi. Complice di ciò la crisi economica che ha colpito l’Europa, e in particolare paesi come l’Italia, la Grecia e la Spagna.

Neet: il termine

Con il termine Neet si suole indicare l’acronimo di un concetto inglese: “not in education, employment or training”. Significativamente in italiano possiamo tradirlo come inattività, mancanza cioè di impegno in campo scolastico e/o lavorativo.

Non parliamo di una situazione creatasi per volontà dei giovani, o per mancanza di impegno, quanto piuttosto di un vero e proprio problema, consequenziale alla larga diffusione della crisi economica, che nuoce in particolare la nuova generazione. L’Italia rappresenta uno dei paesi in cui i dati sono più allarmanti.

Oltre a mancare l’impiego, la costanza, la possibilità di crescita, aumenta in concomitanza di ciò l’inadeguatezza e il disagio delle persone che per scarse possibilità economiche sono costrette a versare in condizione critiche. I ragazzi infatti si sentono esclusi da una estrazione sociale in cui non vedono più il futuro roseo che meritano.

La situazione italiana

Abbiamo già anticipato che l’Italia rientra tra i primi paesi in Europa a dover vivere questa straziante condizione. Secondo i dati elaborati, inerenti al 2018, in Italia c’è quasi il 30% di Neet, seguita dalla Grecia che manca di poco il 27%. In totale, i giovani italiani compresi tra i 15 e i 29 anni che non hanno “né arte né parte” sono in totale 2.116.000.

Di tutte le regioni, quelle messe peggio sono sicuramente al sud. La più interessata è la Sicilia con quasi il 40%, seguita dalla Calabria con il 36,2% e la Campania, con un’incidenza del 35,9%. Per il Nord Italia la situazione è di poco migliore. In totale c’è il 15,5% di Neet, mentre nel Centro il 19,5%.

Questi dati, non pico allarmanti, mettono in evidenza addirittura che sono coinvolti maggiormente in questa situazione tutti coloro che hanno conseguito un diploma di maturità (circa il 49%) rispetto a coloro che invece non hanno terminato gli studi o rispetto ai laureati. Gli esperti sono convinti che questa situazione critica per i maturandi si sia creata a partire dal 2004, quando la crisi economica ha iniziato a coinvolgere intere generazioni togliendo loro la possibilità di proseguire gli studi.

A dimostrazione di ciò c’è il fatto che ancora oggi, padri e nonni di quegli stessi ragazzi che non lavorano stanno ricoprendo ruoli che potrebbero passare alle nuove generazioni, ma che per motivi economici nazionali non subiscono il passaggio di testimone.

I Neet sono fin troppi e la situazione non accenna ad attenuarsi. Sarà forse per questo che chi riesce ad andare avanti negli studi decide di abbandonare la propria patria e di affermarsi a livello carrieristico in paesi esteri che possano dar loro merito per i sacrifici fatti a scuola.

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